Un rapper, un fenomeno dei videogames, un golfista e non solo: il Belgio delle meteore

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In Serie A sono passati 45 belgi. Mertens e Lukaku li conoscono tutti, ma ce ne sono anche alcuni passati senza lasciar traccia che però nascondono storie interessanti…

Francesco Pietrella

Non solo Nainggolan, Mertens, Scifo e Gillet. Tra i belgi d’Italia ci sono anche loro. L’altro Lukaku, l’ex fenomeno di Football Manager, il portiere diventato golfista, il presunto genio di Genova, il terzino con le treccine. Dei 45 calciatori belgi passati in Serie A, alcune storie che forse non ricordavi.

Il fratello

Nome da bomber, ma fa il terzino…

Se non avesse ascoltato sua madre oggi indosserebbe il camice bianco. Jordan Lukaku studiava da medico, ma mamma Adolphine lo convinse a cambiare rotta: “Giocherai a calcio, hai talento, fidati di me”. L’esempio di Romelu ha fatto il resto. Arrivato alla Lazio nel 2016, con Inzaghi la miglior stagione in carriera: 44 partite e un gol nel 2017-18, compreso l’assist a Murgia in Supercoppa, contro la Juve. Dopo una ventina di partite nell’Anversa è pronto a giocarsi le sue chance con Sarri in panchina: “Andrò in ritiro, poi si vede”. Qualche ragazzata qui e là: ai tempi dell’Anderlecht rese inagibile il suo appartamento per il frequente uso del barbecue. Ventimila euro di multa. Nel 2017 gli è stata ritirata la patente per 3 mesi. Terzino offensivo di spinta, 66 partite e un gol in Serie A, una sfilza di infortuni nei momenti clou, nel 2013 stregò Tare al Torneo di Viareggio. Agli ottavi eliminò la Lazio di Bollini segnando un rigore a Strakosha.

Calcio e non solo

Vestiti, rap e… niente più trecce

Sul suo profilo Instagram non c’è traccia di pallone. Bei vestiti, belle auto, grandi griffe, niente più trecce. Luis Pedro Cavanda è svincolato. Dal 2017 al 2020 ha giocato a Liegi, prima ancora in Turchia con Galatasaray e Trabzonspor. In Italia con Torino, Bari e Lazio. Terzino da una vita, 2 presenze in nazionale, qualche mese fa ha detto che in Belgio “non ci sono laterali migliori di lui”. L’ultima annata, però, è rimasto senza club. Scovato da Sabatini nel 2007, i laziali lo ricordano per le treccine e un periodo da fuori rosa nel 2013. Zarate lo accolse così su Twitter: “Benvenuto tra noi Luis”. Tempo un paio di mesi e tornerà tra i ranghi. Curiosità: da amante del rap, nel 2015 ha registrato il suo primo singolo con i Quadraro Basement.

Terzino-centrale-mediano

Fenomeno… a Football Manager

Chi gioca a Football Manager se lo ricorda: nel 2007, ai tempi dell’Anderlecht, si acquistava per un milioncino. Terzino, centrale, mediano, statistiche da fenomeno in ogni ruolo. La realtà è diversa: Vanden Borre ha dato l’addio al calcio nel 2019 a 29 anni, ma poi ha strappato un paio di contratti tra Congo (Mazenbe) e Anderlecht, il club della vita in cui ha giocato tre volte. Trentatré partite in Serie A tra Fiorentina e Genoa (2007-2009), otto trofei in patria, 29 partite con il Belgio, una presenza al Mondiale in Brasile (2014), una doppietta in Champions contro l’Arsenal e una bravata che poteva costargli caro: nel 2016 ha gridato “bomba” all’aeroporto di Bruxelles. Pare che al check-in lo avessero respinto. Nessuna denuncia, ma la JetAir lo ha bandito a vita dai suoi aerei.

Il supplente

In Italia meteora viola

A Firenze lo chiamavano “il supplente”. Quasi mai titolare, 27 partite e 2 gol nel 2018-19, qualche sgroppata in fascia per guadagnarsi il riscatto dall’Everton a 7 milioni. Non ci è riuscito. Kevin Mirallas è stato uno dei pupilli di Corvino, lo scova talenti, quello che provò a strapparlo agli inglesi un paio di stagioni prima. Esterno dal dribbling facile, 29 gol in Premier e 10 con il Belgio, in Italia è stato una meteora. “Nel 4-3-3 di Pioli posso giocare in tutti i ruoli dell’attacco, anche al centro”. Non ha mai convinto. Nel suo c.v. una stagione da capocannoniere del campionato greco, 20 gol con l’Olympiacos dieci anni fa, prima di consacrarsi con i Toffees. Nelle ultime stagioni ha girovagato un po’ senza trovare la giusta meta: dopo l’Anversa in Belgio, oggi gioca nel Gaziantep in Turchia.

Il presunto genio

Via dall’U21, con 6 mesi di squalifica

Preziosi lo accolse così: “Con Lestienne ho voluto esagerare”. In fondo il profilo è uno di quelli che fa innamorare i tifosi: estro, dribbling, fantasia, creatività. Anche se al Genoa si è visto davvero poco, 23 partite e un gol nel 2014-15. Giusto qualche giocata di livello. Due assist con il Sassuolo, un guizzo all’Inter, capelli biondo platino a gasare brevemente la gradinata. “Mi voleva il Milan, ma ho detto di no”. Un grande abbaglio rossoblù. Non ha mai esordito con il Belgio dei grandi, ma nel 2013 si è fatto cacciare dall’U21 per aver invitato una ragazza in ritiro: sei mesi di squalifica. Due anni dopo è stato coinvolto in una rissa con Zoet, portiere dello Spezia: tutti in manette. Dopo Psv, Rubin Kazan e Malaga è tornato in patria: dal 2018 gioca con lo Standard Liegi.

La dinamite di Treviso

Faceva scoppiare i palloni

Il mediano Walter è tornato a casa: oggi è assessore allo sport nel comune di Tubize, ma guai a dargli del politico. “Amo dare una mano nella mia città”. Lo chiamavano “dinamite” per via di un tiro troppo forte. Nel 2005, ai tempi dell’Anderlecht, fece scoppiare un pallone contro La Louviere di Silvio Proto, ex portiere della Lazio. La partita fu anche rigiocata. Dopo aver sfiorato Lazio, Inter, Milan, Fiorentina e altri club, nel 2006 ha firmato con il Treviso. Un anno e mezzo in Veneto tra Serie A e B, nella città in cui è cresciuto suo padre. Baseggio ha genitori italiani: sua madre è nata a Napoli e lui parla la lingua con l’accento del sud. “Impossibile dimenticare le origini”. Quindici partite e un gol in A. Si è ritirato nel 2012 dopo aver sconfitto un tumore alla tiroide.

L’uomo degli infortuni

Fragilità e personalità

Dicono di lui, da una vita: “Senza gli infortuni…”. Non gli è andata male però: titolare nel Belgio di Martinez, 4 partite su 4 a Euro 2020, 19 trofei tra Ajax, Barcellona, Arsenal e Vissel Kobe, Giappone, dove ha scelto di finire la carriera. Vermaelen ha giocato 84 partite in nazionale e ora sfida il suo passato: nel 2016-17 ha militato nella Roma di Spalletti (11 presenze. I tifosi se lo ricordano per un errore contro il Genoa e la difesa a spada tratta di Luciano: “Non dobbiamo creare vittime”. Classe 1985, centrale elegante, esordì a 18 anni con l’Ajax di Ibra. Wenger lo nominò capitano dell’Arsenal: “Ha personalità”.

Il portiere-golfista

Ha seguito un’altra passione

Portierone dai due destini: il primo nel nome del nonno, Silvio senior, minatore siciliano emigrato in Belgio, il secondo… con i gol. Nel c.v. di Proto c’è una rete al Gent segnata con il Beerschot nel 2009. Più di 370 partite con l’Anderlecht, 13 in nazionale e 9 con la Lazio dal 2018 al 2021. A 37 anni, con l’Olympiacos, giocò alla grande contro la Juve in Champions. In carriera ha vinto 16 trofei, anche se qualche infortunio di troppo gli ha condizionato la carriera: nel 2014 saltò il Mondiale in Brasile per un problema al braccio. Dopo circa 500 presenze tra i pro si è ritirato per diventare un golfista professionista.

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