Torna la Serie A: novità, rebus e dubbi. Come stanno Napoli, Milan, Inter e Juve?

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Dalle certezze del Milan alle nuove energie della Juve. Simone inizia la caccia al Napoli contro la “sua” Lazio

Allegri con la sua Juve parte da dietro, di rincorsa come al Palio di Siena, ma Spalletti, Pioli e Simone Inzaghi sono pronti a dare battaglia con Napoli, Milan e Inter che gli stanno davanti in classifica, insieme con le due squadre romane e la Fiorentina. Chi è più pronto alla ripresa? Probabilmente chi ha meno giocatori che sono andati all’altro capo del mondo per giocare con le nazionali, di certo chi sta recuperando infortunati importanti o può giocare sulla freschezza e sulla mancanza di pressione.

Simone Inzaghi torna a casa Lazio, in quell’Olimpico che l’ha fatto diventare grande; sfida d’autore anche per la Juve, che ospita la Roma di Mourinho; mentre il Napoli capolista incontra il Torino, che ha la terza difesa della Serie A. Il turno più semplice sembra quello dei rossoneri, opposti al Verona. Ma più che gli avversari contano la varietà di soluzioni, e sopratutto la forma fisica e psicologica che dovranno sostenere fino alla fine chi vuole lottare per lo scudetto. Ecco un primo check up.

Variabile Mertens

Il belga resta il jolly per il primato

di Maurizio Nicita

La variabile Mertens è la novità che sta preparando Luciano Spalletti per rendere il suo Napoli sempre più imprevedibile in fase offensiva senza togliere l’equilibrio nelle due fasi che consente alla squadra di essere anche la migliore difesa del torneo con soli tre gol subiti. Dries – ieri ad Amsterdam per un paio di giorni di vacanza con la moglie Kat – è rinfrancato e pronto a dare il suo contributo. Porta in dote i 135 gol realizzati in 8 anni al Napoli: il miglior cannoniere di sempre. E Spalletti è affascinato dalle qualità sia di leader nello spogliatoio sia di attaccante del belga. Intende sfruttarlo come prima punta (e a gennaio senza Osimhen diventerà indispensabile) ma anche per farlo agire dietro il nigeriano, oggi insostituibile per il suo eccellente rendimento. Dries tra l’altro è un’arma in più sui calci da fermo e ha notevole intesa con Insigne e anche affinità con Politano (e Lozano) e Victor per poter proporre rapide triangolazioni in grado di far saltare qualsiasi sistema difensivo. Per far questo a volte potrebbe essere utile una mediana più incontrista e il recupero del tedesco Demme può essere un’ottima alternativa in questo senso. Qualche grattacapo Spalletti potrebbe averlo dietro. Perché Malcuit si è bloccato per un problema muscolare (distrazione al soleo) e rischia di saltare l’intero ciclo di 7 gare in 22 giorni che la capolista Napoli dovrà affrontare cominciando da domenica con il Torino, provando ad allungare sulle inseguitrici. Dunque in alternativa a Di Lorenzo c’è solo il classe 2000 Zanoli, che Spalletti ha fatto esordire nel finale della partita vinta in casa dell’Udinese. Mentre a sinistra Ghoulam ormai è recuperato dall’infortunio al ginocchio, ma dopo quasi 4 anni passati più in riabilitazione che in campo bisognerà valutare con calma il minutaggio progressivo che gli consenta di trovare la forma migliore. Da recuperare anche Ounas, ma non ha nulla di grave, e anche Lobotka – fermo ormai da oltre un mese – è pronto al rientro.

Il Diavolo al Top con gli esterni ok

Hernandez sempre pronto ad accentrarsi, anche Saelemaekers a destra ha più libertà in zona gol

di Alessandra Bocci

Torna subito Olivier Giroud, lo raggiungerà presto Zlatan Ibrahimovic. Con l’affollamento in attacco scegliere diventerà complicato ma Stefano Pioli non si spaventa: i suoi attaccanti sono tutti pezzi unici, diversissimi fra di loro, e questa varietà è un valore da sfruttare. Poi ci saranno le difficoltà nel decidere i titolari, momenti facili comunque da superare in un gruppo che, almeno per ora, procede in totale armonia, e le cinque sostituzioni aiutano. In più, il tecnico rossonero può contare su due esterni in grande forma: Alexis Saelemaekers a destra e Theo Hernandez a sinistra. Il belga produce, sbaglia in zona gol e di nuovo produce, come si è potuto vedere anche nella finalina di Nations Italia-Belgio. Nel Milan da tempo si è fatto notare per un dinamismo non comune e due polmoni super. Se poi dietro hai uno come Calabria a coprire le tue fughe, tutto diventa più semplice e appropriato. Il belga, arrivato con l’idea di diventare un buon terzino per il futuro, per adesso svolge bene il ruolo di uomo che spariglia le carte e crea superiorità numerica in tanti momenti. A volte non è attentissimo in difesa, ma sa come farsi perdonare.

Stesso discorso per Theo Hernandez, che in Italia sta imparando anche l’arte di coprire gli spazi, ma senza fretta. Pioli lo lascia libero di galoppare e fa bene, perché Theo – ora protagonista anche con la Francia – è bravissimo a inserirsi in mezzo al campo, mentre c’è sempre qualcuno, a partire da Tomori, pronto a cucire i buchi in difesa. E le mosse di Pioli non si fermano qui: non sempre servono gli schemi, molto più spesso il valore è dato dagli interpreti. E la panchina lunga e pesante del Milan è una buona credenziale per la lotta scudetto. Valore non sufficiente, ma importante, soprattutto perché Pioli sa utilizzare bene le cinque sostituzioni. Con Giroud e Ibra, un centrocampo consolidato (con la sorpresa Tonali a rinforzare) e una difesa affiatata, il successo finale è più che possibile.

Simone, che attesa col rebus argentino

L’Inter contro la Lazio dovrà ancora una volta cercare di recuperare i sudamericani, impegnati fino all’ultimo con le proprie nazionali

di Filippo Conticello

Sognare ogni notte il rientro a casa e poi, quando arriva l’ora X, non poter presentarsi come ci si immaginava. L’elegantissimo Simone ha il vestito sgualcito e non certo per colpa sua: la sfida a cui tiene di più per motivi epidermici, quella all’Olimpico contro la “sua” Lazio, arriva nel momento sbagliato per Inzaghi. Colpa di un calendario dispettoso: la sosta per le nazionali si è incastrata proprio in una giornata in cui l’Inter gioca di sabato alle 18. Per questo la preparazione della partita più attesa dipenderà dalle condizioni in cui tornerà la banda sudamericana. Soprattutto i due fratelli argentini di attacco: Correa e Lautaro, quest’ultimo reduce da un leggero affaticamento muscolare, arriveranno solo nella notte di venerdì e quindi si presenteranno in campo con zero allenamenti di gruppo. Perfino più avventuroso il ritorno dei cileni: Vidal-Sanchez atterreranno a Roma sabato mattina, con pochissime chance di partecipare. Dopo la scorsa sosta con le nazionali, il Toro fu schierato subito dall’inizio, ma allora l’Inter giocava di domenica a pranzo, con la Sampdoria a Marassi: stavolta servirà una dose maggiore di rischio, ma Inzaghi è quasi obbligato a provarci.

Per l’Inter è comunque l’inizio di una centrifuga di partite decisive: alla fine del lavaggio si capirà dove può arrivare, sia in Italia che in Champions League. Il ciclo terribile termina il 7 novembre, giorno di Milan-Inter, ultima partita prima di un altro stop per le nazionali: nel mezzo, i nerazzurri incroceranno pure la Juventus e due volte lo Sheriff. Inzaghi deve alzare lo sguardo e pensare al domani, ma non può certo dimenticare l’oggi: contro i suoi ex giocatori e tifosi potrebbe srotolare fasce tutte italiane. Se Dumfries e Perisic hanno giocato in patria, Darmian è infatti rimasto ad Appiano e Dimarco non ha esordito in azzurro. I due italiani sono i più riposati e occhio, soprattutto, al mancino: ha già mostrato come possa essere utile. E perfino bivalente: sia esterno a tutta fascia, sia terzo di difesa che “sale”.

Allegri per il filotto ha dubbi in mezzo

Al rientro c’è la Roma, ma i bianconeri devono fare in conti con le assenze a centrocampo

di Valerio Clari

Non si è mai sentito ruggine o polvere addosso, ma in quattro giorni ha convinto anche ogni osservatore esterno: Allegri è tornato, con i suoi modi e le sue certezze. Con le vittorie sui detentori della Champions e nel derby il filotto di risultati positivi è arrivato a quattro, la partenza da “non è più lui” può considerarsi archiviata. La classifica non è però ancora per nulla sistemata: per riuscirci servirà continuità sul medio-lungo periodo e qualche vittoria importante contro rivali diretti. Le serie di successi consecutivi sono specialità della casa, Max ha scritto anche così il suo nome nel libro dei record. Il poker di successi (3 in A) non può che essere l’inizio, anche se il calendario prevede due ostacoli grossi (Roma e trasferta in casa Inter), con la trasferta a San Pietroburgo in mezzo, prima di un trittico comunque da prendere con le pinze (Sassuolo, Verona e Fiorentina).

Il rientro in campo dopo la sosta, poi, sarà ancora una volta complicato dalla contingenza, dagli orari dei voli, dalle assenze. Contro la Roma di Mourinho i dubbi saranno soprattutto a centrocampo, dove Rabiot sarà out per Covid, Arthur non sembra ancora pronto a giocare dal 1’ e Bentancur verrà condizionato dal solito rientro last minute dei sudamericani (attesi per la serata di venerdì). Restano Locatelli, punto fermo, McKennie (rientra giovedì) e Bernardeschi che dovrebbe riempiere il vuoto in fascia sinistra. Ma per il partner del Loca serve un rischio o un’invenzione. Questo ciclo di gare, poi, dovrebbe portare all’assetto definitivo della squadra da metà campo in su (nel precedente è stata registrata la difesa): Chiesa centravanti è una soluzione in attesa del riento di Morata, ma non solo. Per Federico resta possibile anche l’utilizzo in fascia, specie se gli equilibri del centrocampo bianconero permetteranno di usare due ali veramente offensive. Tappate le falle e ritrovato lo spirito della “sua” Juve, ci sarà spazio per innesti e valorizzazione di nuove forze: non solo Kulusevski, occhio anche a Kaio Jorge.

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