Prove generali di Serie A: in campo le sette sorelle. Juve-Atalanta, antipasto scudetto

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Tra le sfide più interessanti c’è Lazio-Sassuolo. Anche per Milan, Inter, Roma e Napoli test di valore

Sebastiano Vernazza

Come se fosse un anticipo di campionato. Alla vigilia di Ferragosto le sette grandi del campionato – Inter, Milan, Atalanta, Juve, Napoli, Lazio e Roma – giocano amichevoli di diverso spessore. Juve e Atalanta si affrontano tra loro, la Lazio si confronta con il Sassuolo, un avversario di Serie A. Inter, Milan e Roma hanno impegni internazionali di varia consistenza. Il Napoli si misura con un avversario di due categorie inferiori, il Pescara (Serie C). È una specie di messa a punto in vista della prima giornata di Serie A, in calendario il prossimo fine settimana. Nulla è certo, tutto è in “progress”, tra mercato aperto, viavai di giocatori e infortuni, ma cerchiamo lo stesso di inquadrare le magnifiche sette o presunte tali.

Ramsey fa il regista

Esperimenti anche per Gasperini

Terza contro quarta dello scorso campionato e la quarta è la Juventus, è questa la novità. La Juve viene dalla sveglia di Barcellona, la brutta sconfitta in Spagna (3-0) ha seminato dubbi sul centrocampo, in particolare sulla riconversione di Ramsey a regista più o meno “basso” davanti alla difesa. Ad Allegri il gallese è piaciuto, ai tifosi e alla critica meno: il gioco delle parti. Stavolta Ramsey dovrebbe essere il perno di una mediana a tre, con Bentancur e McKennie ai lati, più protetto rispetto a Barcellona, dove a lungo ha avuto soltanto l’uruguaiano come scudiero.

Il riadattamento di Ramsey nelle terra di mezzo ci pare che sia un grido di dolore di Allegri, un modo per ricordare alla società quanto gli manchi un centrocampista di governo. Locatelli è dietro l’angolo e il suo ingresso stabilizzerà il reparto, gli darà identità. Locatelli non è Jorginho, ma terrà assieme il tutto. La Juventus oggi sprigiona sulle fasce buona parte della sua forza, dispone di una batteria di esterni di grande spessore, Chiesa e Cuadrado in testa. L’Atalanta calerà allo Stadium senza Zapata né Miranchuk, infortunati, e dovrebbe partire con una strana coppia di centrocampisti centrali, Pessina-Pasalic, un duo sperimentale, ma destinato a essere titolare alla prima giornata contro il Torino perché Freuler e De Roon, i signori della mediana atalantina, devono scontare una giornata di squalifica.

Della Dea intrigano le ali, il danese Maehle e il tedesco Gosens: sono stati protagonisti di un grande Europeo, hanno fatto il pieno di autostima, in Serie A potrebbero diventare due armi “improprie”. La partita di stasera è più insidiosa per la Juventus che per l’Atalanta. Un altro passo falso toglierebbe un po’ di sicumera alla ricostruzione di Allegri.

QUANDO: Sabato 14 agosto, ore 20.30, STADIO: Allianz (Torino). TV: Sky Sport Uno e Sky Sport 252

Test per la variante Calhanoglu

Inzaghi inizia l’era post-Lukaku

Satriano-Pinamonti dovrebbe essere il duo d’attacco dell’Inter contro la Dinamo Kiev di Lucescu. Là dove c’erano Lukaku e Lautaro ci sono oggi due ragazzi che vivono momenti opposti. Satriano è in ascesa, tante squadre lo vorrebbero in prestito, ma Simone Inzaghi vuole trattenerlo perché il giovane uruguaiano ha mostrato personalità e capacità. Pinamonti è in uscita, direzione Empoli: all’Inter non ha attecchito. Lukaku se ne è andato a Londra; Lautaro è infortunato e in ogni caso avrebbe saltato per squalifica la prima giornata; Sanchez è prigioniero dei suoi acciacchi; Dzeko non è stato ancora tesserato.

Così tocca guardare a Calhanoglu per scovare qualcosa di nuovo che possa riverberarsi con continuità sul campionato. Il turco partirà come mezzala mancina, ma avrà licenza di svariare, in particolare di accentrarsi alle spalle dei due attaccanti. Un classico movimento a virgola da sinistra verso destra, che lo trasformerà in trequartista dispensatore di assist o franco tiratore. Niente di clamoroso, Calhanoglu già “divagava” così al Milan, ma il 4-2-3-1 di Pioli non è il 3-5-2 di Inzaghi. Un conto è agire nei tre dietro la punta, un altro appartenere di base alla batteria dei tre centrocampisti. Diversi equilibri si impongono.

QUANDO: Sabato 14 agosto, ore 18.30. STADIO: U-Power (Monza). TV: Sky Sport Calcio, SS251.

Fari su Giroud

Da tenere d’occhio anche Brahim Diaz

Donnarumma se ne è andato a Parigi. Kessie si è infortunato e non è una cosa da poco, starà fuori fino a settembre. Calhanoglu ha “tradito”, ha firmato per l’Inter. Ibrahimovic continua nel percorso di recupero dall’operazione. L’asse centrale del Milan della scorsa stagione è svanito, almeno per stasera, perché, è chiaro, Kessie e Ibra ritorneranno e Maignan in questo precampionato ha dimostrato di essere un portiere affidabile, non superlativo come Donnarumma, ma uno su cui si può contare.

Fari puntati su Giroud, il centravanti che non c’era, l’alternativa a Ibra che mancava, in attesa di verificare una possibile coesistenza con “dio” Zlatan. In questo precampionato ha brillato Brahim Diaz. Non c’erano dubbi sulle qualità tecniche, le perplessità erano e sono di ordine fisico. Diaz è piccolo e nell’affollamento delle terre di mezzo è sballottato, piglia tante botte.

Deve essere per questo che Pioli gli ha un po’ cambiato la posizione di partenza, lo ha un filo decentrato, verso sinistra. Non una sovrapposizione con Leao o Rebic, ma un modo per togliergli pressione e per permettergli di arrivare lanciato nel suo territorio di creatività massima, alle spalle del centravanti, in questo caso Giroud. Non c’è più Calhanoglu a rubargli la scena, sarà l’anno dell'”esplosione” di Diaz? .

QUANDO Sabato 14 agosto, ore 20.30. STADIO: Rocco (Trieste). TV: Sky Sport Uno, SS Calcio, SS251.

Che ostacoli per Spalletti

Al Napoli di Luciano servono rinforzi

Luciano Spalletti è stato uno dei primi allenatori a modificare il 4-4-2, sistema imperante negli anni 80-90 sull’onda lunga del sacchismo, e a trasformarlo nel 4-2-3-1. A Spalletti sono bastati pochi giorni di Napoli per individuare in Diego Demme l’uomo giusto come cardine della mediana a due. Peccato che Demme si sia già fatto male e che debba rimanere fuori a lungo. Così Spalletti è stato costretto a correggersi. Ha congelato il 4-2-3-1 e ha virato sul 4-3-3, in pratica ha arretrato Zielinski sulla linea di centrocampo.

Una misura temporanea che forse costerà qualcosa in fatto di gol, il polacco più lontano dalla porta in teoria dovrebbe tirare di meno, nella pratica non è detto, e che però è necessaria per non perdere l’equilibrio. Spalletti in queste settimane ha lavorato molto sulle posizioni e sui movimenti, sull’addestramento “giochista”, e non si è lamentato del “non mercato” della società.

Finora non gli hanno comprato nessuno e forse gli venderanno qualcuno di importante. Che ne sarà per esempio di Koulibaly? Senza contare il nodo sempre più stretto del mancato rinnovo di Insigne. Una fase complicata, in cui le conoscenze di Spalletti rappresentano l’unica vera certezza. E qualcuno arriverà, tra fascia sinistra e mediana. Deve arrivare: un tecnico da solo può molto, ma non tutto.

QUANDO: Sabato 14 agosto, ore 17.30. STADIO: Patini (Castel di Sangro). TV: Canale 8, Sky 254.

Primi vagiti del sarrismo

Che Sassuolo, invece, dobbiamo aspettarci?

Lazio-Sassuolo a Frosinone è l’altra partita tra squadre di Serie A, non allo stesso livello di Juve-Atalanta, ma parliamo di due squadre protagoniste a loro modo nella Serie A degli ultimi anni. La Lazio vive gli albori della rivoluzione sarriana. Il concetto base è accorciare le linee e le distanze. Il primo cambiamento culturale riguarda la difesa: nuova linea a quattro, dopo anni di “tendina” a tre con Simone Inzaghi. In soldoni significa che Acerbi e i suoi colleghi di reparto devono abituarsi a difendere con tanti metri di campo aperto alle spalle.

Nel sarrismo si sta “alti” e non c’è il paracadute del difensore staccato e rattoppatore. I difensori salgono e gli attaccanti vengono incontro. È quello che deve imparare a fare Ciro Immobile: scendere, dialogare, di preferenza con gli sterni, ripartire, risalire e puntare la porta. La rivoluzione è copernicana, ogni giocatore dell’era inzaghiana deve ribaltare concetti, prospettive, orizzonti. Non è facile, ci saranno complicazioni, ma se il trapianto riuscirà, si coniugheranno la pratica del risultato e l’estetica del bel gioco. Curiosità anche per il Sassuolo, uscito dall’era De Zerbi ed ereditato dal giovane Dionisi. Quanto cambierà e come? Delle sei di oggi Lazio-Sassuolo è forse la più intrigante.

QUANDO: Sabato 14 agosto, ore 19.30. STADIO: Stirpe (Frosinone). TV: Lazio Style.

Il silenzio di Mou

Il portoghese aspetta i colpi promessi

Il silenzio di Mourinho. Lo Special One non parla in pubblico dall’8 luglio, dalla conferenza stampa di insediamento. Non sappiamo perché stia zitto, possiamo soltanto supporre che lo faccia per evitare domande su un mercato che forse non procede come vorrebbe. Ha chiesto un centrocampista di spessore, in particolare lo svizzero Xhaka, e per ora deve arrangiarsi con la coppia Cristante-Veretout. Dzeko se ne è andato all’Inter e servirebbe un centravanti perché Borja Mayoral va bene, ma insomma, sì, come seconda opzione.

Il d.s. Pinto è a Londra, in pressing su Abraham, giovane di prospettiva. Porto, Chelsea, Inter, Real Madrid, Manchester United, Tottenham e oggi la Roma. Mourinho costretto ad aggiustare il suo calcio con quel che c’è, senza grossi nomi tipo Kane, come nell’ultima tappa londinese. Grandi le speranze riposte in Zaniolo, alla riemersione prudente dal doppio grave infortunio. Fin qui Mou ha proposto il suo tipico 4-2-3-1, che in impostazione evolve in una sorta di 3-4-2-1, con Karsdorp avanzante e con Zaniolo e Mkhitaryan trequartisti o seconde punte dietro il primo attaccante. Stasera il Raja Casablanca è l’occasione per un pieno di autostima, aspettando notizie da Pinto. Se arriva Abraham, forse Mou ritrova la parola.

QUANDO: Sabato 14 agosto, ore 20.45. STADIO: Olimpico (Roma). TV: Sky Sport 251.

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