Prova le newsletter Gazzetta.it: Sbam! Nessuno tocchi Karius

0 135

Fino a sabato ogni giorno una newsletter G+ gratuita. Oggi vetrina sulle storie dell’ex portiere del Liverpool e della macchia della finale di Champions, e poi Valentino Guseli, l’australiano che vuol cancellare Shawn White e il talento della tennista 15enne Linda Fruhvirtova

Angelo Carotenuto

Una “bussola” che orienti sugli argomenti del momento, sulle storie, le indiscrezioni. E tutto questo direttamente nella casella di posta. È il sistema di newsletter che gazzetta.it propone a tutti gli utenti abbonati a G+, l’offerta premium del nostro sito. Sono sei le newsletter del mondo G+. Fino a sabato, vi invitiamo a scoprirle tutte pubblicandole gratuitamente. Se siete già abbonati, potete attivarle qui.

Ecco l’appuntamento con Sbam! Un punto di vista diverso per la newsletter a cura di Angelo Carotenuto che va alla ricerca di volti, storie e contenuti inediti da un angolo all’altro del pianeta sport, e non sono i soliti vincenti. Per chi vuole sempre saperne di più. L’appuntamento è dal lunedì al venerdì alle 13, direttamente nella vostra casella email.

Sei solo. Lo sei sempre stato. Sei quello che nessuno va ad abbracciare quando un gol lo segnate e quello che tutti guardano storto quando il gol lo prendete. Sei il portiere, il nemico dello show, quello che mette le mani per evitare i gol. Sei una specie di Caino nel paradiso pedestre. Allora ti hanno complicato la vita. Ti hanno tolto la possibilità di prendere la palla con le mani sul retropassaggio. Ti hanno chiesto prima di saper lanciare lungo e in fretta per l’attaccante libero a metà campo, poi di imparare a giocare con i piedi. Ti hanno cambiato il mestiere, te l’hanno dilatato, continuano a guardarti storto quando sbagli. Come è successo a Karius, il Caino di Liverpool. Stasera che c’è di nuovo il Real di fronte a Klopp, come si può non pensare a lui e alla sua carriera segnata dagli errori in finale di Coppa dei Campioni a Kiev del 2018. La prestazione più disastrosa di un portiere nella storia delle finali. Non c’è intervista che non vada a finire là. Ci sono grandi nomi segnati da una papera, nonostante carriere di successo. Il povero Sarti è quello che inizia la filastrocca di Burgnich e Facchetti, ma pure il capro espiatorio di una sconfitta crudele dell’Inter a Mantova. Intorno agli errori che commetteva Bepi Moro negli anni ‘50 nacquero accuse e sospetti, anche se aveva parato 42 rigori su 63. Sbagliano tutti. Solo Karius è condannato a non sbagliare più, perché ogni volta gli ricordiamo quelli precedenti. Ogni suo errore è plurimo. Si somma a quelli di Kiev, dove rimase in campo intontito dopo una gomitata di Sergio Ramos. Klopp disse che un esame neurologico aveva manifestato 26 indicatori su 30 del trauma cranico. Lo hanno mandato via, prima in prestito in Turchia, poi all’Union Berlino. Al posto suo c’è Alisson, uno dei più bravi al mondo, ma perfino quando è Alisson a sbagliare, gli fischiano le orecchie, perché diciamo che è stato “un errore alla Karius”. Sta per compiere 28 anni e chiede che qualcuno lo tiri fuori da questo Jumanji. Nessuno tocchi più Karius.

Come sapeva Peter Pan prima di tutti, il problema dei bambini prodigio è crescere, diventar grandi e smettere di generare stupore, scoprire che c’è un altro pronto a prendere il posto tuo. Shaun White, per esempio. Il ragazzino arrivato un giorno con la sua cascata di riccioli rossi a cambiare la scena dello snowboard, adesso che di anni ne ha compiuti 34 e porta i capelli corti, dalla sua California scopre che i sette metri d’altezza toccati da lui a suo tempo sono il passato, vecchiume, di fronte a Valentino Guseli, l’australiano che un giorno prima di compierne sedici è andato a 7 metri e trenta, in volo a Laax, in Svizzera, su un pendio considerato tra i più affascinanti, lungo 200 metri e largo 22. Una vertigine che fa di lui il nuovo Future Boy dell’half-pipe, come iniziano a chiamarlo nel suo mondo. È là che in inverno si rifugia Valentino, nato a Canberra, figlio di un ex surfista e di una insegnante che vivono a Dalmeny, lungo la costa sud del paese. Anche il nonno ci ha messo del suo. In giardino ha costruito una collinetta artificiale ai piedi della quale si sdraia una cosa che sta a metà tra un airbag e un materassino. Due anni fa ha vinto il titolo juniores agli US Open di Vail, ma fa ancora più impressione che si fosse piazzato quinto quando aveva 10 anni. Un salto così non è solo una questione di coraggio. Dentro c’è senso del tempo, dello spazio, controllo del corpo, la sapiente gestione delle curve e dell’atterraggio. Il piccolo Valentino vuole fare il suo debutto olimpico a Pechino l’anno prossimo, Shaun White vinse il suo primo oro quando aveva 19 anni. Ovviamente sta iniziando a preoccuparsi.

E poi c’è il tennis, altro condominio sicuro nel quale un giorno ti svegli e scopri che c’è chi picchia più di te, chi disposto ad alzarsi mezzora prima per sfidare il drago sputa-palle più a lungo. C’è sempre una Eva contro un’altra Eva. L’ultima arrivata si chiama Linda Fruhvirtova, ceka, non ancora 16enne, numero 499 al mondo molto attesa da tempo, ed eccola qua, alla sua prima vittoria nel circuito principale, torneo di Charleston, contro una veterana come la francese Alize Cornet, 31enne che nel 2009 è stata anche l’undicesima al mondo. Si è dovuta ritirare nel terzo set sul punteggio di 4-4. Nella traiettoria delle baby prodigio che nel corso della storia va da Tracy Austin fino a Cori Gauff, Linda ha il vantaggio di sapere cosa l’aspetta e da chi deve guardarsi ancora prima di aver scalato la classifica. Occhio a Brenda, sua sorella, 14 anni, già capace di battere l’estate scorsa (ne aveva 13) Katerina Siniakova, una top-60. Il bello è che Brenda finì allora nel cono d’attenzioni di Patrick Mouratoglou, coach di Serena Williams, analista per Eurosport, titolare di una Academy a Nizza e molte altre cose. Quando durante il lockdown mise in piedi il suo bizzarro esperimento di tennis del futuro, con nuove regole pensate per attrarre i teen-ager, comprese le carte degli imprevisti come al Monopoli (”questo colpo vale doppio”, “togli un servizio all’avversario”), pensò di invitare all’esibizione proprio lei. Aveva pochissimo tennis tradizionale alle spalle e già veniva chiamata a sperimentarne uno alternativo. Le sorelle Fruhvirtova dopo le Williams sarebbero per il tennis un altro bel filone d’oro.

Le parole sono importanti. Così importanti che adesso in Inghilterra e in Galles stanno pensando di cambiare quelle del cricket: semplificare il vocabolario di uno degli sport più classici e tradizionali per attrarre un pubblico più giovane. Il più grande cambiamento riguarderà il termine “wicket”, che nel suo significato d’origine si riferisce ai gruppi di tre paletti di legno posti ai lati del centrocampo. Il regolamento prevede che per eliminare un battitore, il lanciatore deve colpire uno dei tre paletti con la palla, e dunque alla parola wicket si è sovrapposto un secondo significato: eliminazione. La grande idea – ecco, come dirlo – sarebbe sostituire a wicket la parolina “out”. Pare che così i giovani accorreranno a frotte. C’è una ricerca di mercato, scriveva qualche giorno fa il quotidiano inglese Telegraph, a suggerire che uno degli ostacoli per i nuovi tifosi è la complessità della terminologia. Out va bene. A nessuno sarà fatto del male. I commentatori di Sky Sports e della BBC, le due emittenti che hanno i diritti tv del cricket nel Regno Unito, hanno fatto sapere che non faranno barricate. Si consegnano.

Come ricevere le newsletter

—  

Tutte le nostre newsletter fanno parte dell’offerta premium G+. Potete abbonarvi cliccando su questo link. Chi è già un utente G+ può attivare ogni singola newsletter dal proprio profilo utente, spuntando l’apposita casella. I nuovi abbonati, invece, le riceveranno in automatico.

You might also like More from author