Non solo Chiellini-Lukaku: i 4 duelli decisivi di Juventus-Chelsea

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L’ultima sfida tra Chiello e Big Rom l’ha stravinta l’azzurro a Euro2020. Poi l’incrocio azzurro Locatelli-Jorginho, Cuadrado-Alonso, Kean-Thiago Silva e non solo… la gara che sarà, ai raggi X

Valerio Clari e Fabiana Della Valle

Sono passati quasi due anni dall’ultima volta in cui la Signora ha giocato in Champions League spinta dal calore dei propri tifosi. Era il 26 novembre 2019, Juventus-Atletico ai gironi finì 1-0 con gol di Paulo Dybala. In panchina c’era Maurizio Sarri, che prima di lasciare il Chelsea per Torino aveva festeggiato l’Europa League con i Blues, e l’annata bianconera finì con l’eliminazione amara contro il Lione agli ottavi, in una stagione stravolta dal Covid. Stasera l’Allianz Stadium non sarà pieno, perché la capienza è ancora al 50%, ma la Juve ritroverà il pubblico e anche tutte le motivazioni che può regalare la sfida contro i campioni d’Europa. “La partita con il Chelsea sarà più facile di tutte — spiega Giorgio Chiellini — perché in serate così non puoi non avere stimoli. Sono sicuro che faremo una grande gara”.

SFIDA AI CAMPIONI

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Dopo il tenero antipasto contro il Malmoe, la Juventus rinnovata e senza Cristiano Ronaldo misurerà le sue ambizioni europee e anche la distanza dai migliori d’Europa. Madama con Allegri si è fermata due volte in finale, il Chelsea invece è riuscito nell’inseguimento alla Coppa: ha speso senza limiti (o quasi), anche nel periodo di contrazione del mercato per Covid, ha investito su un enorme numero di giocatori, molti dei quali mandati in prestito in Europa, ha vinto la scommessa del cambio d’allenatore a stagione in corso. Ha vinto e si è pure rinforzata: nell’estate in cui i bianconeri hanno visto partire Cristiano Ronaldo, i Blues hanno aggiunto l’altro “superbig” della Serie A, Lukaku. Sarà una partita speciale ricca di sfide dentro la sfida: dal classico duello tra Romelu e Chiellini all’incrocio azzurro tra Jorginho e Locatelli. Dall’ex Cuadrado al ricordo di quella Juventus allenata da Antonio Conte che nel 2012-13 battè il Chelsea 3-0. Anche allora i Blues arrivarono a Torino da campioni d’Europa ma vennero eliminati nella fase a gironi. Conte poi è passato anche da Stamford Bridge, mentre Sarri ha fatto il percorso inverso: prima londinese, poi bianconero. Juventus e Chelsea si scambiano allenatori (in passato anche Ancelotti) e idoli (tutto cominciò con Vialli). Da un po’ si sono scambiati i ruoli in Europa: Chelsea leader, Juve outsider. Ma pronta alla sorpresa.

CHIELLO-BIG ROM

Sfida tra giganti dal gusto italiano

Lukaku contro Chiellini è un grande classico. L’ultima volta li abbiamo visti uno contro l’altro con i colori delle rispettive nazionali nei quarti di finale di Euro 2020 e, per fortuna per noi italiani, è andata peggio al belga, che non solo non ha segnato ma è stato anche eliminato. Cominciamo dalle cifre: i due si sono incontrati 7 volte, 4 con squadre di club e 3 in nazionale, e il bilancio è a favore del difensore con 4 vittorie, 1 pareggio e 2 sconfitte. Lukaku non ha mai segnato alla Signora su azione: l’unica rete (su rigore) l’ha fatta nell’ultimo Juventus-Inter (vittoria bianconera per 3-2). Per la difesa ballerina di Allegri, che arriva da 20 partite consecutive in campionato avendo sempre subito almeno un gol, sarà la vera prova del nove. Chiellini è l’uomo giusto per fermare Big Rom, che tra Premier e Champions League è già a quota 4 centri. Per rendere innocuo il gigante belga bisogna tenerlo lontano dall’area, perché quando parte spalle alla porta sa diventare devastante: si gira e si lancia in velocità e a quel punto stargli dietro diventa un’impresa. Chiellini però è un maestro nella marcatura stretta, nessuno meglio di lui sa come tenere ingabbiati gli attaccanti nella sua zona di comfort e impedir loro di scappare. Capitan Giorgio punterà tutto su fisico ed esperienza: il segreto è stare costantemente addosso all’ex nerazzurro, se ci riuscirà anche stavolta la Juventus avrà molte più chance di uscire con un risultato positivo.

JORGINHO-LOCATELLI

Maestro e allievo in chiave azzurra

Insieme in azzurro, divisi dal blues. Manuel Locatelli e Jorginho hanno condiviso la splendida esperienza all’Europeo: il punto fermo (Jorginho) e l’ultimo arrivato (Loca), che però in poco tempo ha scalato le gerarchie, arrivando a giocare anche da titolare e segnando una doppietta contro la Svizzera. In Nazionale Mancini ha trovato il modo di farli convivere, perché Jorginho fa il play mentre lo juventino viene impiegato come mezzala. Stasera invece saranno i due cervelli delle rispettive squadre. Jorginho nel Chelsea si muove da regista classico, la Juventus invece gioca con una struttura diversa ma in ogni caso è Locatelli l’uomo che ha il compito di dare ordine e idee alla squadra. Jorginho è molto abile a giocare nello stretto, bravo a smarcarsi e sempre pronto a ricevere il passaggio del compagno. È stato il faro del Napoli di Sarri, che poi lo ha voluto anche al Chelsea e lo avrebbe portato volentieri pure alla Juventus. «Gli auguro il Pallone d’Oro, perché è un amico e perché è un premio che sentirei anche mio — ha detto di lui Giorgio Chiellini —. Ho sempre pensato che fosse un buon giocatore, ma dopo due/tre allenamenti con lui ho capito qual è la sua grandezza: la vera differenza la fa la testa». Locatelli invece nasce come mezzala, con De Zerbi ha imparato a giocare in un centrocampo a due ed è cresciuto molto anche nel corto: rispetto al collega di nazionale ha meno geometrie, ma ha più cambi di gioco e tempi d’inserimento.

CUADRADO-ALONSO

Quel passato comune in Viola…

Hanno anche giocato insieme, in due mezze stagioni, fra il 2013 e il 2015, con la maglia viola, fra una cessione in prestito al Sunderland dello spagnolo, prima del passaggio al Chelsea del colombiano. Juan Cuadrado e Marcos Alonso, uno su una fascia, l’altro sull’altra per 25 gare (o spezzoni di gare): anche un gol, con assist del secondo per il primo, allora molto più attaccante di oggi, ancora non riconvertito in terzino anche difensivo. Quei due hanno in comune la Viola e anche il Chelsea, in momenti diversi, con identico palmares in Premier (un titolo), ma molto diverso in Europa (3-0 per Alonso, con tanto di Champions). Oggi avranno in comune una fascia, avversari diretti sulla corsia destra juventina e quella sinistra inglese. Cuadrado ondeggia fra i ruoli di laterale basso e alto, Alonso si sta specializzando nel “tuttafascia” all’interno di un 3-4-2-1 che prevede sovrapposizioni e automatismi da trovare non solo col terzo centrale, ma anche con il trequartista (probabilmente Havertz) di quella zona del campo. Marcos arriva da un’annata di successi di squadra ma di ridimensionamento personale (Tuchel gli preferiva spesso Chilwell), il “Panita” da una stagione che ha evitato il “disastro” solo con quarto posto e Coppa Italia, ma che lo ha visto fra i protagonisti più convincenti. Allo Stadium, contro i campioni, gli toccherà il solito doppio lavoro: difendere, anche sullo spagnolo, ma poi provare a piazzare la giocata vincente.

KEAN-THIAGO SILVA

Il brasiliano è eterno, ma Moise proverà a sorprenderlo

Uno nasceva, l’altro stava per rinascere, calcisticamente. Anno 2000, Moise a febbraio viene al mondo a Vercelli. Dall’altra parte dell’oceano Thiago Silva, sedicenne e centrocampista, ha appena lasciato le giovanili del Fluminense, dove non trova spazio, ed è stato rifiutato in provini con altri tre club. Riparte dal basso, dalle giovanili di Barcellona di Rio e da difensore centrale: a vent’anni approda in Europa. Kean ha conosciuto pochi o nessun rifiuto, a livello giovanile, qualche porta semmai si è chiusa più avanti. Il brasiliano si è rifatto con gli interessi, vincendo tutto (o quasi) e ovunque, Italia compresa: il suo scudetto al Milan è targato Allegri, l’uomo che cercherà di complicargli il mercoledì, anche senza Dybala e Morata. Kean sarà la principale arma, o almeno quella diretta: il veterano e il ragazzino al Psg si sono sono sfiorati (uno arrivava, l’altro si dirigeva a Londra), oggi si scontreranno, in piena area di rigore. Li dividono 16 anni e un’infinità di partite in Champions: Kean dovrà rispondere con tutto l’entusiasmo per un’occasione importante che gli si è aperta col doppio infortunio dei compagni: nella scorsa stagione, al Camp Nou, ha dimostrato che i grandi palcoscenici non lo spaventano. Per Silva questo è uno scenario ormai abituale. Il passaggio al Chelsea e l’assetto a tre ne hanno rilanciato le prestazioni: leader difensivo, in estate è stato “automatico” rinnovare per un’altra stagione. Thiago non finisce mai, Moise vuole cominciare a fare sul serio.

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