L'Inter di Calhanoglu, il Milan a due punte e la Juventus 2.0: come si cambia in Serie A

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Tra assenze e mercato, le amichevoli hanno comunque dato indicazioni per il campionato: ne abbiamo scelte 10, occhio a Sarri e Gasperini

Alex Frosio

Con un mercato ancora da completare – se mai succederà – e le rose rimaneggiate dal rientro scaglionato dei nazionali dopo Europeo e Coppa America, le amichevoli estive hanno perso quello status da laboratorio sperimentale per cercare di assimilare le idee per la nuova stagione e anche per creare un gruppo omogeneo, forse ancora più di quando, pre-pandemia, le squadre giravano il mondo in tour a caccia di ingaggi (e di tanta stanchezza) ma almeno con formazioni più o meno credibili.
Ora in molti casi le amichevoli si sono trasformate in vetrine per giocatori, in senso quasi letterale – questi abbiamo, li cederemmo volentieri, vedete come sono – o come finestre per giovani di belle speranze che (purtroppo) difficilmente si vedranno poi negli appuntamenti ufficiali. Per questo non si è visto molto, come impronta tecnico-tattica, sui campi dell’estate. Il campionato però incombe, e i punti di agosto – quando si giocano le prime due giornate – valgono esattamente quanto quelli degli altri mesi.
Dunque un certo senso alle proprie formazioni gli allenatori hanno dovuto darlo: in alcuni casi inventandosi soluzioni estemporanee più o meno credibili, in altri puntando sulle caratteristiche più conosciute. E proprio chi è potuto ripartire da una base solida ha presentato finora la forma più definita: pensiamo all’Atalanta che ha cambiato solo il portiere e il centrale difensivo, ma che ha mantenuto intatti i propri principi di gioco solo meno intensi per l’inevitabile ritardo di condizione, ma pensiamo anche al Milan che quando attacca ha sempre movimenti ben coordinati e rapidi.
Altrove, dalle panchine che hanno cambiato padrone, non sono arrivate chiare indicazioni definite. Perché il mercato cambierà tanto – l’Inter, per certi versi il Napoli – e perché in alcuni casi il risultato è sovrano e se quello non conta è difficile trovare indicazioni credibili. Anche se Lazio e Fiorentina promettono bene.

Calhanoglu è già in forma. Bravo Dimarco alla Zinchenko

Tanti titolari sono arrivati da poco, altri – i più importanti – se ne sono andati. Pur privato di Lukaku e Hakimi, Inzaghi ovviamente ha cominciato a lavorare sulla sua idea di Inter, in attesa di capire che rosa avrà. A quanto si è capito dalle prime amichevoli, il nuovo tecnico intende impostare il palleggio nella metà campo avversaria – e dunque un ruolo chiave sarà quello di Calhanoglu che nelle uscite estive ha dato sensazioni positive – alzando i due esterni all’altezza degli attaccanti mutuando l’impianto contiano della linea dei cinque davanti. Interessante l’utilizzo di Dimarco, impiegato sia a tutta fascia sia come terzo centrale di sinistra (come ha imparato a fare con Juric): ma più della posizione di partenza, intrigano i movimenti di sovrapposizione interna, quasi da terzino/mediano guardiolesco, alla Zinchenko. In evidenza anche Satriano, giovane ma non giovanissimo (2001) attaccante su cui forse varrebbe la pena insistere a prescindere dall’età.

Convince Diaz da trequartista. Pioli al lavoro per Ibra-Giroud

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Pioli ha perso il suo trequartista e ne aspetta uno nuovo. Nel frattempo, ha dato definitivamente a Brahim Diaz quel ruolo. Fluttuanti, perché nel sistema rossonero i compiti del trequarti sono quelli del “playmaker” in senso inglese. Non solo suggeritore sotto-punta ma creatore di gioco su tutta la metà campo avversaria, dunque anche scivolando verso sinistra per unirsi al duo di centrocampo. Lo spagnolo non sfigura, in quella posizione, fugando pure qualche dubbio sulla resistenza fisica e atletica che il ruolo impone. Fermi restando certi principi, come l’innesco rapido delle punte, Pioli lavora anche sul 4-4-2 – in previsione di Ibra-Giroud – e sull’ipotesi di un 4-3-3 più definito, avendo in rosa il terzo centrocampista in più che servirebbe, cioè Pobega, e osservando la crescita di Tonali, il cui ruolo vero è davanti alla difesa. Lavori in corso a Milanello che non si sono ancora visti in amichevole, ma il Milan parte da una base già solida

Demiral al posto di Romero: ha già il senso dell’anticipo

L’Atalanta è fra le pochissime squadre del campionato a partire da certezze acquisite, a prescindere dal mercato. L’impianto gasperiniano ha imparato da tempo a metabolizzare le uscite senza traumi e a saper inserire i nuovi. Detto rapidamente del cambio in porta – Musso è probabilmente un upgrade di Gollini -, l’unica vera variazione sarà Demiral dove c’era Romero: i due si assomigliano per caratteristiche, il turco dovrà lavorare un po’ sui movimenti di anticipo ma pare già abbastanza pronto. Il calendario delle amichevoli, come per molte altre squadre, non è stato fitto: l’unico impegno di valore è stato quello con il West Ham. È arrivata una sconfitta (2-0) ma si è vista la solita Atalanta, che sviluppa calcio in scioltezza secondo linee di gioco ben definite. È mancata, prevedibilmente, la brillantezza nell’aggressione, elemento base del calcio del Gasp: arriverà, e saranno dolori (da dentista) per gli avversari.

Allegri riparte dal 4-4-2. Ma la Signora 2.0 è ancora lontana

I centrali difensivi campioni d’Europa appena tornati, il centrocampo praticamente ancora da acquistare, Dybala che ancora non s’è visto. Difficile dare giudizi sulla Juve 2.0 di Max Allegri. Il tecnico di Livorno per ora ha proposto un 4-4-2 abbastanza scolastico nel quale ha provato Ramsey davanti alla difesa – gli mancano tempi e geometrie – e poi Danilo (ma lo aveva già fatto Pirlo). Sulle fasce alte, Cuadrado e Bernardeschi, al quale ha chiesto movimenti fuori-dentro, quasi da mezzala, ma insomma niente di rivoluzionario. Ma del resto Max resta un mago proprio nella semplicità di mettere ogni giocatore nella posizione più adatta, senza eccessive e a volte controproducenti alzate d’ingegno. Bentancur, per esempio: liberato dalla regia pura, in cui non eccelle, e più libero delle progressioni palla al piede, che invece appartengono al suo repertorio. E comunque la Juve “vera” è ancora ben lontana dall’essere disegnata, a partire dall’attacco, pieno di soluzioni.

Il 3-0 al Bayern buon segnale. E Zielinski gioca più indietro

L’estate di Spalletti non è cominciata benissimo, con l’infortunio di Diego Demme che ha complicato i piani tattici del nuovo tecnico. L’idea iniziale del 4-2-3-1 si è subito trasformata in un 4-3-3 con l’utilizzo di Lobotka da mediano centrale (tra i centrali difensivi in costruzione, davanti alla difesa in non-possesso) e il cambio di posizione di Zielinski da trequartista sottopunta a mezzala. Il rischio di allontanare troppo il polacco dalla porta dovrebbe essere compensato dall’atteggiamento aggressivo che Spalletti chiede alla squadra: pressing immediato per la riconquista, a partire da Osimhen, cinque uomini ad attaccare e cinque a proteggere, 4-1-4-1 in non possesso, squadra corta e “alta” per non concedere spazi tra le linee. Il successo di fine luglio sul Bayern conta poco ma è un buon segnale su cui costruire. Del resto la qualità della rosa non è in discussione, e mancavano ancora i campioni d’Europa Insigne e Di Lorenzo.

Si vedono tracce di Sarrismo. E Immobile ci guadagna

Le rivoluzioni non si fanno in un paio di giorni. Eppure si vedono già tracce di Sarrismo nella nuova Lazio. Pur tra le difficoltà dell’estate di trattative, il nuovo tecnico biancoceleste ha avviato la transizione verso il suo calcio ammaliante. La Lazio di fine luglio-inizio agosto ha avuto qualche difficoltà – pareggi con Padova e Meppen, successo di misura sul Twente – ma i risultati contano poco, in questa fase. Conta più quel che si vede. E forse il lavoro di Sarri è tra i più evidenti dell’estate. I biancocelesti combinano di prima, costruiscono triangoli interno-esterno, tengono la linea alta, aggrediscono. E Immobile ci guadagna: Ciro ha sempre segnato tanto, ora ha un allenatore che ha portato Higuain e Mertens a cifre mai viste. La combinazione può essere esplosiva, anche perché nel nuovo impianto l’attaccante della Nazionale avrà meno corse lunghe e più attacchi diretti all’area dove ricevere e sparare. E il ritorno di Felipe Anderson aggiunge dribbling.

Estate in rosso per Mourinho. Shomurodov per la profondità

Cosa ci si aspetta da una squadra di Mourinho? Forse proprio quello che si è visto in estate. Ecco, magari con un po’ meno di nervosismo. La Roma, a differenza di altre, ha affrontato avversari di livello – Porto, Siviglia, Betis – e non sono mancati i cartellini rossi. Segnali allarmanti ma anche che la costruzione del gruppo è in corso. Da un punto di vista tattico, cambiano impostazione e filosofia: ora ci si compatta molto difensivamente, con due linee strette da quattro (4-4-1-1) per poi attaccare gli spazi in transizione. Ecco perché Shomurodov piace ed è stato preso, perché è uno che sa attaccare la profondità. In impostazione, il 4-2-3-1 iniziale si trasforma in 3-4-2-1, con il terzino destro che sale, Zaniolo che da destra sale e si accentra ad affiancare Pellegrini in trequarti per scatenare i cavalli e Mkhitaryan che si allarga. L’armeno spesso e volentieri si trova a fare il centrocampista sinistro e fatica rispetto al passato, giocando a 30-35 metri dalla porta.

D’Aversa segue il solco di Ranieri. Spazio al 4-2-3-1? Murillo ritrovato

L’intelligenza di un allenatore si misura quasi sempre sulla capacità di adattare i propri convincimenti agli uomini a disposizione. Con il Parma Roberto D’Aversa ha ottenuti due salvezze strepitose, prima dell’ultima sfortunata retrocessione, con un 4-3-3 molto compatto. Ma alla Sampdoria non intende discostarsi dalla preziosa eredità di Claudio Ranieri e dal suo 4-4-2, probabilmente declinato in 4-2-3-1 proprio per sfruttare l’ampia batteria di trequartisti nella rosa blucerchiata. Per il momento D’Aversa non ha grandi novità sul fronte degli acquisti, e anzi spera che il mercato non gli porti via risorse preziose (tipo Thorsby che sarà uno dei due di centrocampo o Damsgaard che è un piccolo diamante). Però sta ricevendo segnali positivi da chi c’è, tipo Murillo che ha deciso l’unica amichevole di livello del precampionato (contro il Verona) o Gabbiadini che sarà il supporto dell’eterno Quagliarella.

Italiano al lavoro sugli scambi di posizione. Sorpresa Bianco

La sterzata è stata talmente netta che servirà tempo per capire la nuova direzione. La Fiorentina si è affidata a Vincenzo Italiano cambiando totalmente filosofia: da un calcio conservativo a uno più propositivo, che riesca a sfruttare le qualità di una rosa alla quale individualmente non manca il talento. Anche giovane. Il nuovo 4-3-3 di Italiano chiede scambio di posizioni soprattutto nel lavoro sulle fasce tra mezzala, terzino e punta esterna e chiede un lavoro di costante raccordo al mediano. Pulgar per ora sembra il designato, ma Italiano ha dato spazio al 2002 Bianco, reattivo nell’assorbire le indicazioni del suo allenatore. Interessante la batteria delle mezzali: Castrovilli può replicare, con più qualità, gli intelligenti movimenti verticali da punta aggiunta che Maggiore faceva nello Spezia, Callejon e Nico Gonzalez hanno nelle corde l’uno contro uno. Marginali gli avversari dell’estate: il lavoro di Italiano è stato soprattutto al chiuso del centro di allenamento.

Juric ha aperto il laboratorio. Pjaca è l’ideale sulla trequarti

Si lavora duro, a Camp Toro. Ivan Juric ha portato la sua filosofia nello spogliatoio granata: il laboratorio è aperto e gli esperimenti cominciano a dare risultati, anche perché gli elementi si stanno combinando. Il Torino ha voluto misurarsi con avversari di valore nelle ultime settimane (in trasferta a Rennes e poi ad Alkmaar). Ha raccolto poco numericamente, ma molto nelle indicazioni. La grande novità dell’estate, oltre alla guida tecnica che è un valore aggiunto, è l’arrivo di Marko Pjaca: ingrediente perfetto da inserire sulla trequarti, in un ruolo in cui, a Verona, Juric ha esaltato Zaccagni, arrivato alle soglie della Nazionale. Le caratteristiche sono replicabili, così come sono replicabili le linee di gioco viste in gialloblù, con la creazione di triangoli per gli affondi sugli esterni e la conclusione a rimorchio. Era il marchio di fabbrica del Verona, può diventarlo anche nel Toro, soprattutto considerato che stavolta Juric ha stoccatori che gli mancavano in gialloblù.

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