I Challenger mai così azzurri: con 15 titoli l’Italia è regina

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Jannik Sinner alla premiazione delle Next Gen Atp Finals di Milano (Julian Finney/Getty Images)

Jannik Sinner alla premiazione delle Next Gen Atp Finals di Milano (Julian Finney/Getty Images)

Il Challenger portoghese di Maia – l’ultimo della stagione – non vedrà un vincitore italiano. Quattro azzurri nei quarti non sono bastati per garantirci una speranza alla vigilia delle semifinali, perché Roberto Marcora, Andrea Vavassori, Riccardo Bonadio e Paolo Lorenzi sono usciti di scena senza peraltro avere avuto troppe chance. Solo Marcora ha vinto un set contro il francese Lestienne, mentre Lorenzi si è battuto come al solito fino a che ne aveva, ma ha ceduto allo slovacco Kovalik, un tipo che nei Challenger dovrebbe essere solo di passaggio. È già possibile dunque stilare un bilancio della stagione, che termina con il record assoluto di titoli per il tennis tricolore: chiudiamo con 15 successi nel circuito minore dell’Atp, uno in più dello scorso anno. Oltre a questi, ci sono anche 17 finali, alcune delle quali lasciano qualche rimpianto. Il quadro dei vincitori vede in vetta Jannik Sinner e Gianluca Mager con 3 centri a testa (Bergamo, Lexington e Ortisei per il pusterese; Coblenza, Barletta e Biella per il ligure), seguiti da Stefano Travaglia (Francavilla e Sopot). A quota una vittoria ci sono ben sette giocatori: Lorenzo Giustino (Almaty), Salvatore Caruso (Barcellona), Andreas Seppi (Cary), Lorenzo Sonego (Genova), Federico Gaio (Manerbio), Alessandro Giannessi (Vicenza) e Matteo Berrettini (Phoenix). Il primato di 15 vittorie porta l’Italia in vetta alla classifica per nazioni a livello Challenger. Nessuno ha vinto come noi: Stati Uniti e Spagna si sono fermati a quota 14, più staccata l’Australia a quota 10. Ripetersi non sarà semplice, negli anni a venire, perché tra i vincitori di quest’anno ci sono ragazzi che erano in fase di esplosione e che ormai sono cresciuti diventando protagonisti ad altissimo livello (Berrettini, Sinner). E dall’altro lato ci sono pure i Sonego e i Seppi, che avevano bisogno di qualche punto per mettere al sicuro la classifica, ma che normalmente questo circuito non lo frequentano più. Lo frequenterà molto meno, in teoria, anche Stefano Travaglia, ormai top 100 stabile, e lo stesso discorso potrebbe valere per Salvatore Caruso. Certo, dal 2020 potrebbero salire altri azzurri in rampa di lancio, come Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri, ma tra il vederli competitivi e il vederli vincitori ce ne passa. Intanto, ci godiamo un risultato che contribuisce a fare la storia di un anno d’oro, tra vittorie nei Masters 1000 (Fognini a Monte-Carlo), semifinali Slam (Berrettini a New York), partecipazioni alle Finals dopo 41 anni (sempre Berrettini) e vittorie Next Gen (Sinner). In un’ipotetica classifica di titoli che comprenda Challenger e Atp, la Spagna comanda a quota 22 (8 Atp e 14 Challenger), davanti proprio all’Italia a quota 21 (6 Atp e 15 Challenger). Terzi gli Stati Uniti a 18 (4 Atp e 14 Challenger).

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