Come ai tempi di Maradona: Napoli contro Inter e Milan, tornano gli anni ‘80

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Era dall’epoca di Maradona che mancava uno scontro al vertice. Le sfide chiave tra novembre e dicembre: subito derby e poi azzurri due volte a Milano. A gennaio Spalletti e Pioli senza gli africani

Luigi Garlando

Cinque giornate sono nulla, ok. E’ come provare a indovinare l’assassino dopo cinque pagine di un giallo. Ma sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire la suggestione che suggerisce la classifica: Milano contro Napoli. Un rigurgito di fine anni Ottanta. Quando Gullit e Van Basten sorpassarono il Napoli al San Paolo (’87-88); quando l’Inter dei record del Trap staccò di 11 punti il Napoli secondo (’88-89), anche grazie a un missile di Matthaus nella porta di Giuliani; quando il Napoli di Bigon bruciò il Milan di Sacchi che non ha mai più dimenticato una monetina (’89-90).

Il duello tra il Napoli e le milanesi promette di prolungarsi nel tempo, perché le tre squadre, con caratteristiche diverse, hanno già spedito significativi segnali di forza. Ne sapremo di più dopo gli scontri diretti che il campionato, da buon sceneggiatore, ha piazzato nelle ultime giornate. Inter-Milan alla 13a giornata, Milan-Napoli alla 18a alla. Spalletti e De laurentiis viaggeranno due volte a Milan prima di Natale. Noio volevam savuar chi è la più forte.

Napoli, gioco e personalità

Il mix di Spalletti che fa sognare

Il primo Napoli scudettato di Maradona, alla quinta giornata, superò la Samp a Marassi con un rigore di Diego. Sotto il Vesuvio si bada alle coincidenze più che altrove. Quel Napoli 1986-87 pareggiò due partite delle prime 5, mentre il secondo (1989-90) ne pareggiò una con il Cesena. Alla quinta giornata piegò la Fiorentina, anche grazie a un autogol di Pioli, oggi allenatore del Milan. Significa che Spalletti è sgommato più veloce dei tricolori Bianchi e Bigon. Perché può arrivare primo al traguardo come loro? Perché questo Napoli, maturato negli anni, è il deposito di lezioni diverse. Conserva sotto pelle la cultura del gioco di Sarri e nel cuore la personalità forte impiantata da Gattuso. Ma soprattutto perché ha il centrocampo più forte del torneo ed è al centro che si conquista il potere. Il triangolo Fabian Ruiz, Anguissa (eccellente pescata!), Zielinski, rifinito dal genio di Insigne, non ce l’ha nessuno. La squadra è stesa come un filo da bucato tra due colonne: il trascinatore Koulibaly, memoria di un gol quasi-scudetto, e Osimhen, che, esaurito l’ambientamento, è esploso: doppietta ieri. Un’ombra sul futuro: le due colonne a gennaio saranno in Coppa e perderanno Juve-Napoli. Petagna è affidabile, ma è un altro mondo. Altro punto debole è la mancanza di un’alternativa forte a Mario Rui. E poi Spalletti dovrà metterci del suo a gestire l’entusiasmo della piazza che può essere un carburante poderoso, ma anche fuoco che scotta. Sono combustibili pure i caratteri di De Laurentiis e Spalletti. Finché si vince, baci e sorrisi. Andranno tarati alle prime difficoltà.

Cosa va

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Miglior mediana della A: Per qualità, forza fisica ed equilibrio oggi Spalletti ha la mediana migliore del campionato

Attacco super: Osimhen straripante, Insigne genio, poi Lozano e Politano… in attesa di Mertens

Cosa non va

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Incubo Coppa d’Africa:
Si possono calendarizzare i problemi:
a gennaio Koulibaly, Anguissa e Osimhen andranno in Coppa d’Africa

Alternativa a sinistra: Il neo
è rimasto visibile: a sinistra c’è solo Mario Rui. E la stagione è lunga

Inter, fisicità e qualità

Inzaghi vola con la consapevolezza

Conte, Lukaku e Hakimi non si sono portati via l’inesorabilità di questa Inter. Gli avversari non vedono i talenti partiti, ma le maglia scudettate di una squadra che, tolta la sconfitta con la Juve, a titolo già vinto, non perde dal 6 gennaio scorso (Samp). La prima qualità dei campioni in carica è proprio la consapevolezza della propria forza che intimidisce. La Fiorentina, anche durante l’ottimo primo tempo, dava la sensazione di sapere che non sarebbe bastato, nonostante il vantaggio. Infatti… Questo potere intimidatorio nasce anche dalla fisicità della truppa. Non c’è squadra che spaventi come l’Inter quando muove le sue torri in area. Infatti da corner e punizioni ha già vendemmiato molto. La difesa, potente e perfettamente sincronizza, resta il centro di potere. Barella è un’anima inesauribile. Dzeko e Correa hanno medicato la nostalgia per Lukaku e, soprattutto, arricchito le opzioni offensive: i 18 gol in 5 match sono un segnale. Gli 11 uomini diversi andati a segno raccontano la profondità della rosa. Che ha una lacuna: le alternative difensive sono troppo distanti dal rendimento dei titolari. Manca un difensore veloce, alla Cordoba, anche perché Inzaghi ha alzato la linea e può capitare più di prima di dover di dover rincorrere. Se non cresce Calhanoglu, la qualità in costruzione è troppo lontana da quella di Napoli e Milan. Per creare occasioni, l’Inter deve soprattutto correre e conquistare corner. Ma ha la forza dell’orgoglio: vuole vincere anche senza quei tre.

Cosa va

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Fisicità e panchina lunga:Perso il totem Lukaku, ha allungato la qualità della rosa ed è diventata letale sui piazzati grazie alla fisicità e a specialisti come Dimarco e Calha.

Consapevolezza:Lo scudetto ha portato una nuova mentalità vincente

Cosa non va

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Calha a fiammate: Il turco ha colpi straordinari ma è incostante: se regolarizza le prestazioni, l’Inter farà un ulteriore balzo in avanti.

Ricambi dietro: D’Ambrosio, Ranocchia e Kolarov non all’altezza
di Srkiniar, De Vrij e Bastoni

Milan giovane e affamato

Pioli diverte e non ha le vertigini

Napoli e Inter hanno allenatori nuovi, Pioli ha perfezionato e sta facendo fruttare il lavoro di due anni. E’ questa la prima forza del Milan: un’identità di gioco solida che ha trasmesso sicurezza a una squadra giovane, attraverso le conoscenze, e ha fatto lievitare il rendimento di una rosa non galattica. Plateale la crescita tecnica e di personalità di alcune pedine: Leao, Tonali, Saelemaekers, Diaz… Il piccolo spagnolo ha riempito di magia la maglia numero 10, una maglia pesante, ed è diventato un fattore del Diavolo, anche tatticamente, come ha sottolineato anche Pioli. Calhanoglu, per caratteristiche tecniche, restava più impastato alla mediana, mentre Diaz, trequartista nell’anima, sostiene di più le punte e attacca meglio la porta. Già due gol decisivi. Punto di forza dei rossoneri è anche l’empatia ambientale: squadra, allenatore, dirigenti di campo, tifosi. In questo senso, probabilmente, il Milan è il microcosmo più compatto del torneo. Squadra e mister si sono cementati nelle difficoltà, quando fuori da Milanello soffiava solo scetticismo. La personalità carismatica di Ibrahimovic è stato un collante eccezionale. Ora, ritrovati risultati, Champions League e tifosi appassionati, si galleggia sull’ottimismo. Ritrovare i gol e la guida spirituale di Ibra, sarebbe una spinta in più. Ma dover dipendere in zona gol da attaccanti stagionati come Zlatan e Giroud, è anche un limite di questa squadra che anche contro il Venezia ha rimbalzato a lungo prima di trovare la buona idea del vantaggio. Pioli condivide la stessa nuvola nera che Spalletti osserva all’orizzonte: la Coppa d’Africa che precetterà la mediana titolare. Bennacer e Kessie rischiano di saltare Roma, Juve e Inter. L’arrivo di Bakayoko e la crescita impetuosa di Tonali (il vero titolare, oggi) mitigano la preoccupazione. La nuvola spavente molto più Spalletti.

Cosa va

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Sinfonia magica:La mano di Pioli è evidente e la qualità del gioco fa stropicciare gli occhi. Lo spartito è sempre eseguito alla perfezione.

Il boom dei giovani: Leao, Tonali, Diaz e Saelemaekers hanno avuto una crescita incredibile. E ora
il loro contributo fa la differenza

Cosa non va

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Tenuta fisica dei big:  Giroud e Ibra sono leader tecnici e morali, ma quanto sono affidabili? Il futuro dipende pure da quante volte dovrà fare a meno dei due centravanti.

Coppa d’Africa: Bennacer e Kessie a gennaio lasceranno un vuoto in mezzo da non sottovalutare.

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